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Per toccarti meglio, bambina mia.

A me la montagna non piace. Per niente.

Forse perchè da piccola ci andavo sempre, tutte le estati, almeno per un mese, e i ricordi che ho non sono proprio belli. Mi ricordo solo di mio zio che picchiava i suoi figli con la cinghia dei pantaloni. Li picchiava per qualunque cosa, se avevano dormito 5 minuti in più, se non avevano spazzato bene fuori davanti a casa, se la cena non era pronta quando voleva lui, se il bicchiere di vino era vuoto. E dormivamo tutti in una stanza enorme, anche lui, e puzzava da morire e voleva fare le cose con la zia anche se eravamo tutti lì: lo zio, la zia e sei bambini. Che poi non capivo perché se in quella casa c’erano altre stanze dovevamo dormire tutti in una. Continua a leggere

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Peter Frampton

Era l’estate in cui Luca faceva il servizio civile a Pioltello, in una comunità che ospitava gente agli arresti domiciliari ma, dato che erano senza domicilio, stavano lì.

Era la seconda volta che stavamo insieme. Capitava, ogni tanto, che per lavarci l’anima dalle ferite dei nostri rapporti reciproci, ci incontravamo nei momenti di rottura e ci prendevamo cura l’una dell’altro, amandoci come potevamo, sapendo che non sarebbe durata e che saremmo tornati nuovamente ai nostri dolori, perché non potevamo farne a meno. Però sapevamo anche che noi due non ci saremmo mai fatti del male e che ci saremmo sempre stati e che il filo che ci univa non si sarebbe spezzato mai. Bé, è vero. Dopo tanti anni, ognuno con la propria vita, fisicamente lontani, divisi, non solo dai chilometri, ma anche dai silenzi, che a volte durano parecchi mesi, so che quello che sento è sempre quel senso di protezione, di cura, di unione. Di un bene che non finirà mai, perché è capitato che ci siamo agganciati e che quei due anelli della catena sono sempre li’, tirano e strattonano, ma reggono. E so che anche per lui è così. Continua a leggere

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La sala corse

Un bel po’ di anni fa, forse era il 1998 o 1999, giù di lì, ero ancora una studentessa lavoratrice spiantata, più lavoratrice spiantata che studentessa, perché lavoravo part time (quindi non guadagnavo abbastanza per non essere spiantata) e il resto della giornata lo passavo a fare tutt’altro piuttosto che studiare.

Dicevo, in quegli anni lì, dato che l’essere spiantata mi aveva portato ad un periodo di incasinamento economico, mi sono trovata un secondo lavoro, per arrotondare, pagarmi le spese che non riuscivo a coprire con il part time e smetterla di bussare alla porta dei miei ogni volta che non riuscivo ad arrangiarmi da sola, che se c’è una cosa che mi ha sempre dato fastidio è quella di dover dipendere da qualcuno (“io non mi strozzo, non mi faccio venire a prendere e non mi faccio pagare la cena”). Continua a leggere

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’til death do us part ♥

Oggi siamo andati ad un 50° anniversario di matrimonio. Lo zio Luciano e la zia Luisa hanno rinnovato la loro promessa di amore eterno.

E’ stata una giornata impegnativa, ma piacevole, anche se adesso penso che non mangerò per i prossimi 32 giorni, non comprerò delle scarpe a mia figlia, tanto non le servono, visto che è stata tutto il giorno senza, ho delle conoscenze maggiori in fatto di dinosauri perché mio figlio ha tenuto un’intera lezione di 3 ore sull’argomento, le posate a tavola non servono a niente, ci sono le mani e il rutto è sempre libero. Continua a leggere

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