Archivi del mese: giugno 2012

Le persone rotte.

Le persone rotte dovrebbero scrivere, perché sono rotte. E, a volte, mettere nero su bianco, aiuta a macinare le rotture.

Le persone rotte sono rotte perché qualcuno le ha rotte, che le cose mica si rompono da sole.

Le persone rotte, ad un certo punto, sono come le sorprese della Kinder, perdi dei pezzi e non riesci più ricostruirle.

Le persone rotte, alla fine, cercano solo anime rotte. E le trovano.

E finisce che poi perdi degli altri pezzi e rimani rotto per sempre.

Però, le persone rotte, alla fine, imparano anche a stare bene nel loro essere rotte.

Perchè, alla fine, capiscono che si possono rompere innumerevoli volte, ma non moriranno mai, sviluppano una certa resistenza, come le zanzare all’Autan.

« Ho subito un danno. Le persone danneggiate sono pericolose. Sanno di poter sopravvivere… È la sopravvivenza che le rende tali… perché non hanno pietà. Sanno che gli altri possono sopravvivere, come loro »
 

 

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Sangue al Sangue

L’anima che ti ammazzerà la senti arrivare da lontano.

La senti salire lungo la schiena.

Ma prima ancora senti l’odore del suo sangue, ne senti il sapore.

Senti il sapore in bocca.

Senti le sue mani addosso.

Vuoi scappare.

Ma sangue chiama sangue. Pelle chiama pelle.

Ti ammazzerà.

E il danno è fatto.

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Peter Frampton

Era l’estate in cui Luca faceva il servizio civile a Pioltello, in una comunità che ospitava gente agli arresti domiciliari ma, dato che erano senza domicilio, stavano lì.

Era la seconda volta che stavamo insieme. Capitava, ogni tanto, che per lavarci l’anima dalle ferite dei nostri rapporti reciproci, ci incontravamo nei momenti di rottura e ci prendevamo cura l’una dell’altro, amandoci come potevamo, sapendo che non sarebbe durata e che saremmo tornati nuovamente ai nostri dolori, perché non potevamo farne a meno. Però sapevamo anche che noi due non ci saremmo mai fatti del male e che ci saremmo sempre stati e che il filo che ci univa non si sarebbe spezzato mai. Bé, è vero. Dopo tanti anni, ognuno con la propria vita, fisicamente lontani, divisi, non solo dai chilometri, ma anche dai silenzi, che a volte durano parecchi mesi, so che quello che sento è sempre quel senso di protezione, di cura, di unione. Di un bene che non finirà mai, perché è capitato che ci siamo agganciati e che quei due anelli della catena sono sempre li’, tirano e strattonano, ma reggono. E so che anche per lui è così. Continua a leggere

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Odore di umanità.

Con il caldo Milano si trasforma. Certo, anche gli altri posti, ma le grandi città assumono proprio un altro aspetto.

Le strade diventano liquide. E non solo per quell’illusione ottica creata dal caldo che sale dall’asfalto. No. Proprio liquide, che quando cammini, in alcuni punti, ti sembra di affondare. E se per caso ti era venuto in mente di metterti un paio di scarpe con il tacco sottile è finita, sicuro che lo lasci appiccicato per terra. Continua a leggere

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E se fosse solo colpa mia?

La solitudine è nella mia natura. Non quella che si vede. Quella dell’anima.

Nasco, comincio a crescere, mi capitano delle cose e ad un certo punto realizzo che la fiducia non esiste. Che esisto solo io e che ogni volta che mi capita qualcosa, bella o brutta che sia, ci sono solo io. Io a capire quanta gioia sto vivendo, io a capire che i pezzi rotti me li devo raccogliere da sola. Continua a leggere

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